test qi

  • Quale di questi 5 non c'entra con gli altri 4?
    ORSO - SERPENTE - MUCCA - CANE - TIGRE

     

  • Anagrammando le lettere della parola "GNOLICOI", otterrai il nome di un:
    OCEANO - REGIONE - STATO - CITTA' - ANIMALE

     

  • Quale dei seguenti cinque disegni è il più adatto a terminare il paragone?

     

     

  • Quale di questi 5 non c'entra con gli altri 4?
    PATATA - PISELLO - MELA - CAROTA - FAGIOLO

     

  • Quale dei seguenti cinque disegni è il più adatto a terminare il paragone?

     

     

  • Giovanni, ha 12 anni, è tre volte più vecchio di suo fratello. Che età avrà Giovanni quando avrà il doppio degli anni di suo fratello?
    15 - 16 - 18 - 20 - 21

     

  • Quale delle seguenti cinque parole è la più adatta a terminare il paragone?

    Fratello sta a Sorella come Nipotina sta a:
    MADRE - FIGLIA - ZIA - ZIO - NIPOTINO

     

  • Quale di questi 5 non c'entra con gli altri 4?

     

     

  • Quale delle seguenti cinque parole è la più adatta a terminare il paragone?

    Latte sta a Bicchiere come lettera sta a:
    FRANCOBOLLO -PENNA - BUSTA - LIBRO - BUCHETTA

     

  • Quale di questi 5 non c'entra con gli altri 4?

     

     

  • Quale delle seguenti cinque scelte è la più adatta a terminare il paragone?

    ROMA sta a AMOR come 5232 sta a:
    (A) 2523 (B) 3252 (C) 2325 (D) 3225 (E) 5223

     

  • "Se alcuni Smaugs sono Torsci e alcuni Torsci sono Transi, allora significa che alcuni Smaugs sono Transi."

    Questa affermazione è: VERA - FALSA - NESSUNA DELLE DUE

     

  • Quale dei seguenti cinque disegni è il più adatto a terminare il paragone?

     

     

  • Quale delle seguenti cinque scelte è la più adatta a terminare il paragone?

    Albero sta a Terreno come Camino sta a:
    FUMO - MATTONE - CIELO - GARAGE - CASA

     

  • Quale di questi numeri non appartiene alla seguente serie numerica?
    9 - 7 - 8 - 6 - 7 - 5 - 6 - 3

     

  • Quale di questi 5 non c'entra con gli altri 4?
    TATTO - GUSTO - UDITO - SORRISO - VISTA

     

  • Quale dei seguenti cinque disegni è il più adatto a terminare il paragone?

     

     

  • Jack è più alto di Peter, Bill è più basso di Jack.

    Quale tra le seguenti affermazioni è la più accurata?
    (A) Bill è più alto di Peter.
    (B) Bill è più basso di Peter.
    (C) Bill è alto come Peter.
    (D) E' impossibile stabilire chi tra Bill e Peter è il più alto.

     

  • Quale di questi 5 non c'entra con gli altri 4?
    CALZA - VESTITO - SCARPA - BORSA - CAPPELLO

     

  • Quale delle seguenti cinque scelte è la più adatta a terminare il paragone?

    CAACCAC sta a 3113313 come CACAACAC sta a:
    (A) 13133131 (B) 13133313 (C) 31311131 (D) 31311313 (E) 31313113

     

  • Anagrammando le lettere della parola "RIAPIG", otterrai il nome di un:
    OCEANO - REGIONE - STATO - CITTA' - ANIMALE

     

  • Quale di questi 5 disegni non c'entra con gli altri 4?

     

     

  • Quale delle seguenti cinque parole è la più adatta a terminare il paragone?

    Pallottola sta a Pistola come Palla sta a:
    MAZZA - FIONDA - CANNONE - LANCIATORE - CATAPULTA

     

  • "Se qualche Bifur è Bofur e tutti i Gloin sono Bofur, allora qualche Bifur è certamente Gloin."

    Questa affermazione è: VERA - FALSA - NESSUNA DELLE DUE

     

  • Quale di questi 5 disegni non c'entra con gli altri 4?

     

     

  • Quale di queste lettere non appartiene alla seguente serie:
    A - D - G - I - J - M - P - S

     

  • Quale dei seguenti cinque disegni è il più adatto a terminare il paragone?

     

     

  • Il prezzo di un prodotto viene scontato del 20% per una svendita. Di quale percentuale si deve aumentare la cifra ottenuta per poter vendere nuovamente il prodotto al prezzo originale?
    15% - 20% - 25% - 30% - 40%

     

  • Quale di questi 5 non c'entra con gli altri 4?
    RAME - FERRO - OTTONE - STAGNO - PIOMBO

     

  • Quale dei seguenti cinque disegni è il più adatto a terminare il paragone?

     

     

  • Quale di questi 5 non c'entra con gli altri 4?
    BOTTIGLIA - TAZZA - VASCA - IMBUTO - SCODELLA

     

  • Maria ha un certo numero di biscotti. Dopo averne mangiato uno, regala metà dei biscotti rimanenti a sua sorella. Dopo aver mangiato un altro biscotto, da metà dei biscotti che restano a suo fratello. Maria adesso ha solo 5 biscotti. Quanti ne aveva all'inizio?
    11 - 22 - 23 - 45 - 46

     

  • Quale di questi 5 non c'entra con gli altri 4?
    GRANO - FIENO - ORZO - AVENA - RISO

     

  • Quale di questi numeri non appartiene alla seguente serie numerica?
    2 - 3 - 6 - 7 - 8 - 14 - 15 - 30

     

  • Quale dei seguenti cinque disegni è il più adatto a terminare il paragone?

     

     

  • "Un'astronave riceve tre messaggi in una strana lingua da un pianeta lontano. Gli astronauti studiano questi messaggi e capiscono che "Elros Elendil Aldarion " significa "Pericolo Esplosione Asteroide" e "Edain Mnyatur Elros" significa "Pericolo Astronave Fuoco" e "Aldarion Gimilzor Gondor" significa "Brutta Esplosione di Gas".

    Cosa significa "Elendil"?
    PERICOLO - ESPLOSIONE - NULLA - ASTEROIDE - GAS

     

  • Quale di questi 5 non c'entra con gli altri 4?

     

     

  • Quale delle seguenti cinque scelte è la più adatta a terminare il paragone?

    Cintura sta a Fibbia come Scarpa sta a:
    CALZINO - TACCO - PIEDE - LACCIO - SUOLA

     

  • Quale di questi 5 non c'entra con gli altri 4?

     

     

  • Quale di questi numeri non appartiene alla seguente serie numerica? 1, 3, 6, 10, 15, 21, 28, 32

     

  • Quale di questi 5 non c'entra con gli altri 4?

     

     

  • Anagrammando le lettere della parola "AMANGERI", otterrai il nome di un:
    OCEANO - REGIONE - STATO - CITTA' - ANIMALE

     

  • Quale dei seguenti cinque disegni è il più adatto a terminare il paragone?

     

     

  • "Se tutti i Warghi sono Twerpi e nessun dei Twerpi è Gollum, allora nessun Gollum è Warghi."

    Questa affermazione è: VERA - FALSA - NESSUNA DELLE DUE

     

  • Quale di questi 5 non c'entra con gli altri 4?
    CAVALLO - CANGURO - ZEBRA - ALCE - ASINO

     

  • Quale dei seguenti disegni non appartiene alla serie?

     

     

  • Quale delle seguenti cinque scelte è la più adatta a terminare il paragone?

    Dito sta a mano come foglia sta a:
    ALBERO - RADICE - FIORE - RAMETTO- CORTECCIA

     

  • "La Madre di Giovanni lo ha mandato al negozio a comprare 9 grandi scatole di pesche. Giovanni può portare solo due scatole alla volta.Quanti viaggi dal negozio deve fare Giovanni?
    4 - 4½ - 5 - ½ - 6

     

  • Quale di questi 5 non c'entra con gli altri 4?

     

     

  • Quale delle seguenti cinque scelte è la più adatta a terminare il paragone?

    Piede sta a ginocchio come Mano sta a:
    DITO - GOMITO - TALLONE - GAMBA - BRACCIO

     

  • Quale di questi 5 non c'entra con gli altri 4?

     

     

  • Maria era si è classificata tredicesima a partire sia dall'alto che dal basso della classifica in un concorso di linguistica.

    Quante persone hanno partecipato al concorso?
    13 - 25 - 26 - 27 - 28

     

  • Quale delle seguenti cinque scelte è la più adatta a terminare il paragone?

    Acqua sta a ghiaccio come latte sta a:
    MIELE - FORMAGGIO - CEREALI - CAFFE' - BISCOTTI

     

  • Quale di questi numeri non appartiene alla seguente serie numerica?
    1 - 2 - 5 - 10 - 13 - 26 - 29 - 48

     

  • Quale di questi 5 non c'entra con gli altri 4?
    PROSCIUTTO - FEGATO - SALMONE - CARNE DI MAIALE - CARNE DI MANZO

     

  • "Se tutti i Fleep sono Sloop e tutti i Sloop sono Loopi, allora tutti i Fleep sono per forza Loopi."

    Questa affermazione è : VERA - FALSA - NESSUNA DELLE DUE

     

  • Quale dei seguenti cinque disegni è il più adatto a terminare il paragone?

     

     

  • Quale di questi 5 non c'entra con gli altri 4?
    METRO - MIGLIO - ETTARO - PIEDE - KM

     

  • Quale dei seguenti cinque disegni è il più adatto a terminare il paragone?

     

     

  • "Un pesce ha la testa lunga 9 centimetri. La coda è uguale alla lunghezza della testa + mezza della lunghezza del corpo. Il corpo è uguale alla lunghezza della testa più la coda."

    Quanto è lungo il pesce?
    27cm- 54cm- 63cm- 72cm- 81cm

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    Concetto di disabilità

    IL CONCETTO DI DISABILITA'

     

    Introduzione

    Il 21 maggio 2001, 191 Paesi partecipanti alla 54ma Assemblea Mondiale della Sanità hanno accettato la nuova Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (International Classification of Functioning, Disability and Health -ICF) come “standard di valutazione e classificazione di salute e disabilità”.
    Lo scopo generale dell’ICF è quello di fornire un linguaggio standard e unificato che serva da modello di riferimento per la descrizione delle componenti della salute e degli stati ad essa correlati.
    Quest’ultime sono descritte dal punto di vista corporeo, individuale e sociale in due elenchi principali: 1) Funzioni e Strutture Corporee, 2) Attività e Partecipazione.
    La classificazione elenca anche i fattori ambientali che interagiscono a determinare una situazione di disabilità. Questa infatti viene definita come la conseguenza o il risultato di una complessa relazione tra la condizione di salute di un individuo, i fattori personali e i fattori ambientali che rappresentano le circostanze in cui vive l’individuo.

    L’ICF può essere utilizzata in discipline e settori diversi (clinico, statistico, ricerca, politiche di welfare, ad esempio) in quanto:

    • fornisce una base scientifica per la comprensione e lo studio della salute, delle condizioni, conseguenze e cause determinanti ad essa correlate;
    • stabilisce un linguaggio comune allo scopo di migliorare la comunicazione fra i diversi utilizzatori, tra cui gli operatori sanitari, i ricercatori, gli esponenti politici e la popolazione, incluse le persone con disabilità;
    • rende possibile il confronto tra dati raccolti in Paesi, discipline sanitarie, servizi e periodi diversi;
    • fornisce uno schema di codifica sistematico per i sistemi informativi sanitari.

    La classificazione è il risultato di un lungo lavoro di revisione, iniziato nel 1993 dall’OMS, della Classificazione Internazionale delle Menomazioni, Disabilità e Svantaggi Esistenziali (International Classification of Impairments, Disabilities and Handicaps - ICIDH) del 1980.
    L’Italia è tra i 65 paesi che hanno attivamente partecipato alla validazione dell'ICF. A partire dal 1998 il lavoro di revisione della precedente classificazione ICIDH è stato svolto in Italia da una rete, inizialmente informale, di istituzioni, servizi, esperti e associazioni di persone con disabilità denominata Disability Italian Network-DIN, coordinata dall'Agenzia Regionale della Sanità della Regione Friuli Venezia Giulia. La stessa Agenzia ha organizzato la presentazione ufficiale della versione italiana dell'ICF tenutasi il 17 aprile 2002 a Trieste durante la “WHO-Conference on Health and Disability”.

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    Malattia e disabilità: classificazioni differenti ma complementari

    La nuova Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF) è una delle classificazioni internazionali, sviluppate dall’ Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) che permettono di codificare un'ampia gamma di informazioni relative alla salute (ad es. diagnosi, funzionamento e disabilità, accesso ai servizi…). Esse utilizzando un linguaggio comune standardizzato favoriscono la comunicazione, in materia di salute e assistenza sanitaria, tra gli operatori in tutto il mondo e tra varie scienze e discipline.
    Nelle classificazioni internazionali dell’OMS le condizioni di salute in quanto tali (malattie, disturbi, lesioni, ecc) vengono classificate principalmente nella Classificazione Internazionale delle Malattie (International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems - ICD) che viene periodicamente rivista ed aggiornata. Attualmente è in uso l’ICD-10 (OMS, 1992-94), tradotta in italiano nel 2000. Oltre alla classificazione Internazionale delle Malattie, vi sono altri sistemi classificatori che si concentrano su gruppi di patologie. Ad esempio per quanto riguarda le malattie mentali il principale riferimento, dopo l’ICD-10, è dato dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM IV TR) realizzata dall’American Psychiatric Association.

    La Classificazione Internazionale delle Malattie e la Classificazione Internazionale sul Funzionamento, sulla Disabilità e sulla Salute vanno considerate come complementari. L’ICD-10 si basa sulla sequenza Eziologia -> Patologia -> Manifestazione Clinica e fornisce una “diagnosi” delle malattie mentre l’ICF classifica il funzionamento [1] e la disabilità [2] associati alle condizioni di salute.

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    Dall'ICIDH all'ICF

    Concetti base e struttura dell'ICIDH

    • Menomazione: qualsiasi perdita o anormalità a carico di strutture o funzioni psicologiche, fisiologiche o anatomiche; essa rappresenta l’esteriorizzazione di uno stato patologico e in linea di principio essa riflette i disturbi a livello d’organo.
    • Disabilità: qualsiasi limitazione o perdita (conseguente a una menomazione) della capacità di compiere un’attività nel modo o nell’ampiezza considerati normali per un essere umano. La disabilità rappresenta l’oggettivazione della menomazione e come tale riflette disturbi a livello della persona. La disabilità si riferisce a capacità funzionali estrinsecate attraverso atti e comportamenti che per generale consenso costituiscono aspetti essenziali della vita di ogni giorno.
    • Handicap: condizione di svantaggio vissuta da una determinata persona in conseguenza di una menomazione o di una disabilità che limita o impedisce la possibilità di ricoprire il ruolo normalmente proprio a quella persona (in base all’età, al sesso e ai fattori socio-culturali). Esso rappresenta la socializzazione di una menomazione o di una disabilità e come tale riflette le conseguenze – culturali, sociali, economiche e ambientali – che per l’individuo derivano dalla presenza della menomazione e della disabilità. Lo svantaggio deriva dalla diminuzione o dalla perdita delle capacità di conformarsi alle aspettative o alle norme proprie dell’universo che circonda l’individuo.

      Il concetto fondamentale dell’ICIDH è basato sulla sequenza:
      Menomazione -> Disabilità -> Handicap.

      La sequenza descritta è sintetizzata nel seguente schema: 

      A seguito di un evento morboso, sia esso una malattia (congenita o meno) o un incidente, una persona può subire una menomazione, ovvero la perdita o anomalia strutturale o funzionale, fisica o psichica. La menomazione può poi portare alla disabilità, ovvero alla limitazione della persona nello svolgimento di una o più attività considerate “normali” per un essere umano della stessa età. Infine, la disabilità può portare all’handicap, ovvero allo svantaggio sociale che si manifesta a seguito dell’interazione con l’ambiente.

      La sequenza descritta non è comunque sempre così semplice: l’handicap può infatti essere conseguenza di una menomazione, senza la mediazione di uno stato di disabilità. Una menomazione può ad esempio dare origine ad ostacoli nei normali tentativi di instaurare dei rapporti sociali; essa determina l’handicap ma non la disabilità.
      Inoltre, la sequenza può essere interrotta: una persona può essere menomata senza essere disabile e disabile senza essere handicappata.

      L’ICIDH prevede per le Menomazioni e le Disabilità 9 macro-categorie mentre per gli Handicaps le macro-categorie sono 7:

      Categorie delle menomazioni

      1. Menomazioni della capacità intellettiva
      2. Altre menomazioni psicologiche
      3. Menomazioni del linguaggio
      4. Menomazioni auricolari
      5. Menomazioni oculari
      6. Menomazioni viscerali
      7. Menomazioni scheletriche
      8. Menomazioni deturpanti
      9. Menomazioni generalizzate, sensoriali e di altro tipo

      Categorie delle disabilità

      1. Disabilità nel comportamento
      2. Disabilità nella comunicazione
      3. Disabilità nella cura della propria persona
      4. Disabilità locomotorie
      5. Disabilità dovute all’assetto corporeo
      6. Disabilità nella destrezza
      7. Disabilità circostanziali
      8. Disabilità in particolari attitudini
      9. Altre limitazioni nell’attività

      Classificazione degli handicaps

      1. Handicap nell’orientamento
      2. Handicap nell’indipendenza fisica
      3. Handicap nella mobilità
      4. Handicaps occupazionali
      5. Handicap nell’integrazione sociale
      6. Handicap nell’autosufficienza economica
      7. Altri handicaps

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      Concetti base e struttura dell'ICF

      A differenza della precedente Classificazione ICIDH, l’ICF non è una classificazione delle "conseguenze delle malattie" ma delle "componenti della salute". Nel primo tipo di classificazione l’attenzione viene posta sulle "conseguenze" cioè sull’impatto delle malattie o di altre condizioni di salute che ne possono derivare mentre nel secondo tipo si identificano gli elementi costitutivi della salute. In tal senso l’ICF non riguarda solo le persone con disabilità ma tutte le persone proprio perché fornisce informazioni che descrivono il funzionamento umano e le sue restrizioni.
      Inoltre, essa utilizza una terminologia più neutrale in cui Funzioni e Strutture Corporee, Attività e Partecipazione vanno a sostituire i termini di menomazione, disabilità e handicap.

      La sequenza Menomazione -> Disabilità -> Handicap, alla base dell’ICIDH, nella nuova Classificazione viene superata da un approccio multiprospettico alla classificazione del funzionamento e la disabilità secondo un processo interattivo ed evolutivo.
      La classificazione integra in un approccio di tipo “biopsicosociale” (in cui la salute viene valutata complessivamente secondo tre dimensioni: biologica, individuale e sociale) la concezione medica [3] e sociale [4] della disabilità. È in sostanza il passaggio da un approccio individuale ad uno socio-relazionale nello studio della disabilità.
      La disabilità viene intesa, infatti, come la conseguenza o il risultato di una complessa relazione tra la condizione di salute di un individuo, fattori personali e fattori ambientali che rappresentano le circostanze in egli vive. Ne consegue che ogni individuo, date le proprie condizioni di salute, può trovarsi in un ambiente con caratteristiche che possono limitare o restringere le proprie capacità funzionali e di partecipazione sociale.
      L’ICF correlando la condizione di salute con l’ambiente promuove un metodo di misurazione della salute, delle capacità e delle difficoltà nella realizzazione di attività che permette di individuare gli ostacoli da rimuovere o gli interventi da effettuare perché l’individuo possa raggiungere il massimo della propria auto-realizzazione.

      Funzioni corporee: sono le funzioni fisiologiche dei sistemi corporei, incluse le funzioni psicologiche.
      Strutture corporee: sono le parti strutturali o anatomiche del corpo (organi, arti e loro componenti) classificati secondo i sistemi corporei.
      Menomazione: una perdita o una anormalità [5] nella struttura del corpo o nella funzione fisiologica (comprese le funzioni mentali).
      Attività: è l’esecuzione di un compito o di una azione di un individuo; essa rappresenta la prospettiva individuale del funzionamento.
      Limitazione delle attività: sono le difficoltà che un individuo può incontrare nell’eseguire delle attività. Una limitazione dell’attività può essere una deviazione da lieve a grave, in termini quantitativi o qualitativi, nello svolgimento dell’attività rispetto al modo e alla misura attesi da persone senza la condizione di salute. (sostituisce il termine disabilità usato nell’ICIDH).
      Partecipazione: coinvolgimento in una situazione di vita; essa rappresenta la prospettiva sociale del funzionamento.
      Restrizioni della partecipazione: sono i problemi che un individuo può sperimentare nel coinvolgimento nelle situazioni di vita. La presenza di una restrizione alla partecipazione viene determinata paragonando la partecipazione dell’individuo con quella che ci si aspetta da un individuo senza disabilità in quella stessa cultura o società. (sostituisce il termine handicap usato nell’ICIDH)
      Fattori ambientali: tutti gli aspetti del mondo esterno ed estrinseco che formano il contesto della vita di un individuo e, come tali, hanno un impatto sul funzionamento della persona (es. ambiente fisico e sue caratteristiche, atteggiamenti, valori, politiche, sistemi sociali e servizi etc).
      Fattori personali: sono fattori contestuali correlati all’individuo quali l’età, il sesso, la classe sociale, le esperienze di vita, modelli di comportamento generali e stili caratteriali che possono giocare un certo ruolo nella disabilità a qualsiasi livello. Essi non sono classificati nell’ICF a causa della loro estrema variabilità ma fanno parte del modello descrittivo del funzionamento e della disabilità. Funzionamento: termine ombrello che comprende tutte le funzioni corporee, le attività e la partecipazione. Esso indica gli aspetti positivi dell’interazione tra un individuo (con una condizione di salute) ei fattori contestuali di quell’individuo (fattori ambientali e personali).
      Disabilità: termine ombrello per menomazioni, limitazioni dell’attività e restrizioni della (alla) partecipazione. Esso indica gli aspetti negativi dell’interazione dell’individuo (con una condizione di salute) e i fattori contestuali di quell’individuo (fattori ambientali e personali).

      Il modello concettuale alla base della Classificazione è presentato nello schema seguente: Interazioni tra le componenti dell’ICF

      L’ICF è suddiviso di due parti principali:
      Parte 1 - Funzionamento e Disabilità,
      Parte 2: Fattori Contestuali.

      Ogni parte è poi composta da due componenti:

      Parte 1 - Funzionamento e Disabilità:

      • Funzioni e strutture corporee, comprende due classificazioni una per le funzioni dei sistemi corporei e una per le strutture corporee
      • Attività e Partecipazione, comprende la gamma completa dei domini indicanti gli aspetti del funzionamento da una prospettiva sia individuale che sociale.

      Parte 2- Fattori Contestuali:

      • Fattori Ambientali, comprende l’ambiente fisico, sociale e degli atteggiamenti in cui vivono le persone che possono avere un’influenza sulla capacità dell’individuo di eseguire azioni o compiti, o sul suo funzionamento o sulla struttura del corpo.
      • Fattori Personali, sono il background personale della vita e dell’esistenza di un individuo che possono giocare un certo ruolo nella disabilità ma non vengono classificati nell’ ICF.

      Le componenti del Funzionamento e della Disabilità nella Parte 1 dell’ICF possono essere espresse in due modi. Da un lato possono essere usate per indicare problemi (per es. menomazioni, limitazione dell’attività o restrizione della partecipazione, raggruppati sotto il termine ombrello disabilità); dall’altro possono indicare aspetti non problematici (neutri) della salute e degli stati ad essa correlati, raggruppati sotto il termine ombrello funzionamento.
      I domini sono insiemi di funzioni fisiologiche, strutture anatomiche, azioni, compiti o aree della vita correlate tra loro e costituiscono i diversi capitoli e i blocchi all’interno di ciascuna componente.
      Queste componenti del funzionamento e della disabilità vengono interpretate attraverso quattro costrutti separati ma correlati che vengono resi operativi utilizzando i qualificatori.

      I costrutti della Parte 1 sono:

      • Cambiamento nella funzione corporea
      • Cambiamento nella struttura corporea
      • Capacità (l’abilità di un individuo di eseguire un compito o un’azione)
      • Performance (ciò che un individuo fa nel suo ambiente attuale)

      I costrutti della Parte 2 sono:

      • Facilitatori nei fattori ambientali (fattori che mediante la loro presenza o assenza limitano in funzionamento e riducono la disabilità)
      • Barriere nei fattori ambientali (fattori che mediante la loro presenza o assenza limitano in funzionamento e creano disabilità).

      La tabella seguente presenta una visione d’insieme dell’ICF:

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      Elenco dei titoli e dei capitoli dell'ICF

      Funzioni corporee

      1. Funzioni mentali
    • Funzioni sensoriali e dolore
    • Funzioni della voce e dell'eloquio
    • Funzioni dei sistemi cardiovascolare, ematologico, immunologico e dell'apparato respiratorio
    • Funzioni dell'apparato digerente e dei sistemi metabolico ed endocrino
    • Funzioni genitourinarie e riproduttive
    • Funzioni neuro-muscoloscheletriche e correlate al movimento
    • Funzioni della cute e delle strutture correlate

    STRUTTURE CORPOREE

    1. Strutture del sistema nervoso
  • Occhio, orecchio e strutture correlate
  • Strutture coinvolte nella voce e nell'eloquio
  • Strutture dei sistemi cardiovascolare, immunologico e dell'apparato respiratorio
  • Strutture correlate all'apparato digerente e ai sistemi metabolico ed endocrino
  • Strutture correlate ai sistemi genitourinario e riproduttivo
  • Strutture correlate al movimento
  • Cute e strutture correlate
  • ATTIVITÀ E PARTECIPAZIONE

    1. Apprendimento e applicazione delle conoscenze
    2. Compiti e richieste generali
    3. Comunicazione
    4. Mobilità
    5. Cura della propria persona
    6. Vita domestica
    7. Interazioni e relazioni interpersonali
    8. Aree di vita principali
    9. Vita sociale, civile e di comunità

    FATTORI AMBIENTALI

    1. Prodotti e tecnologia
    2. Ambiente naturale e cambiamenti ambientali effettuati dall'uomo
    3. Relazioni e sostegno sociale
    4. Atteggiamenti
    5. Servizi, sistemi e politiche

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    La definizione di disabilità e gli strumenti di misurazione utilizzati dall’ISTAT

    Per rilevare il fenomeno della disabilità l’Istat, nell’ indagine campionaria sulle Condizioni di salute e il ricorso ai servizi sanitari, fa riferimento ad una batteria di quesiti, predisposti da un gruppo di lavoro dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) sulla base della classificazione ICIDH dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, che consente di studiare specifiche dimensioni della disabilità: la dimensione fisica, riferibile alle funzioni della mobilità e della locomozione, che nelle situazioni di gravi limitazioni si configura come confinamento; la sfera di autonomia nelle funzioni quotidiane che si riferisce alle attività di cura della persona; la dimensione della comunicazione che riguarda le funzioni della vista, dell’udito e della parola.

    Ad ogni tipo di disabilità corrisponde una batteria di quesiti con modalità di risposta che prevedono diversi gradi di difficoltà (da una parziale autonomia ad una difficoltà maggiore fino ad arrivare all’inabilità di adempiere la funzione senza l’aiuto di altre persone). Per una corretta interpretazione dei dati è rilevante sottolineare che, per ciascuna domanda, l’intervistato risponde secondo la valutazione soggettiva del proprio livello di autonomia. Tale valutazione può variare non solo in funzione delle diverse condizioni di salute e di livello di autonomia, ma anche per differenze culturali e cognitive o per disparità nel disporre di sostegni materiali e relazionali di cui il disabile può avvalersi per far fronte alle proprie limitazioni.

    È definita disabile la persona che, escludendo le condizioni riferite a limitazioni temporanee, dichiara il massimo grado di difficoltà in almeno una delle funzioni rilevate con ciascuna domanda, pur tenendo conto dell’eventuale ausilio di apparecchi sanitari (protesi, bastoni, occhiali, ecc.).

    A seconda della sfera di autonomia funzionale compromessa, sono state costruite quattro tipologie di disabilità: confinamento, difficoltà nel movimento, difficoltà nelle funzioni della vita quotidiana, difficoltà della comunicazione.

    Per confinamento si intende costrizione permanente a letto, su una sedia, o nella propria abitazione per motivi fisici o psichici; coloro che risultano confinati rispondono solo ai quesiti sull’attività motoria compatibili con la relativa tipologia di confinamento.

    Le persone con difficoltà nel movimento hanno problemi nel camminare (riescono solo a fare qualche passo senza aver bisogno di fare soste), non sono in grado di salire e scendere da soli una rampa di scale senza fermarsi, non riescono a chinarsi per raccogliere oggetti da terra.

    Le difficoltà nelle funzioni della vita quotidiana riguardano la completa assenza di autonomia nello svolgimento delle essenziali attività quotidiane o di cura della persona, quali mettersi a letto o sedersi da soli, vestirsi da soli, lavarsi o farsi il bagno o la doccia da soli, mangiare da soli anche tagliando il cibo.

    Nelle difficoltà della comunicazione sono infine comprese le limitazioni nel sentire (non riuscire a seguire una trasmissione televisiva anche alzando il volume e nonostante l’uso di apparecchi acustici); limitazioni nel vedere (non riconoscere un amico ad un metro di distanza); difficoltà nella parola (non essere in grado di parlare senza difficoltà).

    È infine importante precisare che, poiché nel set di quesiti per rilevare la disabilità è inclusa la scala ADL (Activities of Daily Living – Attività della Vita Quotidiana) costruita per valutare il grado di autonomia nello svolgimento delle attività quotidiane, tale strumento non è adatto alla somministrazione ai bambini di età inferiore ai 6 anni. Pertanto la consistenza numerica dei disabili non include questo segmento di popolazione. La scala inoltre consente solo in modo parziale di cogliere le disabilità connesse a patologie psichiatriche e ad insufficienze mentali. A ciò occorre aggiungere che la stima derivante dall’indagine si riferisce alle persone che vivono in famiglia - le unità finali di campionamento sono infatti le famiglie - e non tiene conto quindi degli individui residenti permanentemente in istituzioni. Tra questi ultimi sono senz’altro presenti quote non trascurabili di disabili presumibilmente con elevati livelli di gravità (basti pensare alle Residenze Sanitarie Assistenziali per anziani non autosufficienti). Tuttavia, poiché in Italia i disabili vivono molto frequentemente in famiglia, l’effetto in termini di sottostima della consistenza del fenomeno risulta abbastanza contenuto.

    L’indagine comunque, pur tenendo conto dei limiti degli strumenti utilizzati e della complessità ed eterogeneità del fenomeno, rappresemta la principale fonte statistica a livello nazionale per lo studio delle caratteristiche socio-demografiche, degli stili di vita e dello stato di salute delle persone disabili.

    Accanto al fenomeno della disabilità, l’indagine rileva anche alcuni specifici tipi di invalidità: invalidità di tipo motorio [6], insufficienza mentale [7], cecità [8], sordomutismo [9] e sordità [10].
    Si tratta di dimensioni non perfettamente sovrapponibili alle corrispondenti tipologie di disabilità, e ciò sia per il differente approccio concettuale sottostante i due fenomeni, sia per le differenze negli strumenti adottati. Rilevare la disabilità significa valutare il livello di riduzione dell'autonomia nello svolgere le principali funzioni, conseguente al deficit o menomazione dovuta alla malattia, tenendo conto dell’eventuale ausilio di apparecchi. L’invalidità, invece, è riferita alla menomazione che colpisce un organo ed è quindi indipendente dalla valutazione complessiva di autosufficienza. Il fenomeno quindi è rilevato, a differenza di quanto avviene per la disabilità, anche per i bambini fino a 6 anni. Inoltre gli strumenti adottati per la rilevazione non sono confrontabili: la disabilità deriva infatti da una sintesi di quesiti, l’invalidità è rilevata invece in termini di presenza e assenza della specifica menomazione dichiarata dagli intervistati.
    In altri termini può accadere che una persona presenti un’invalidità motoria per mancanza o anchilosi di un arto, ma ricorrendo al supporto di una protesi o di altro apparecchio, risulti non dipendente al punto da presentare una disabilità motoria. Al contrario, una persona che non presenta menomazioni negli arti ma, ad esempio, a causa dell’avanzata età, non riesce a muovere qualche passo senza ricorrere all’aiuto di altre persone, presenta una disabilità motoria pur non dichiarandosi invalido motorio.

    (Torna su)

    [1] Funzionamento è un termine ombrello che comprende tutte le funzioni corporee, le attività e la partecipazione ed indica anche che non sussistono aspetti problematici della salute e degli stati ad essa correlati.
    [2] Disabilità serve come termine ombrello per menomazioni, limitazioni delle attività o restrizioni della partecipazione.
    [3] L’approccio medico considera la disabilità come un problema della persona (causato direttamente da malattie, traumi o altre condizioni di salute) ed è su di essa che, esclusivamente, si deve intervenire nei termini di cura dell’individuo, o di adattamento della persona alla propria condizione o di cambiamento comportamentale.
    [4] L’approccio sociale ritiene che la disabilità sia principalmente un problema creato dalla società, la disabilità, quindi, non è un caratteristica dell’individuo ma il risultato di una complessa interazione di condizioni, molte delle quali create dall’ambiente sociale. Questa nuova concezione della disabilità richiede interventi che migliorino le condizioni di salute ma che determino anche cambiamenti nel contesto sociale.
    [5] Il termine anormalità viene usato solo ed esclusivamente per indicare uno scostamento significativo rispetto a norme statistiche significative.
    [6] Grave limitazione o impedimento delle capacità di movimento di uno o più parti del corpo per mancanza o perdita di uno o più arti.
    [7] Insufficienze mentali congenite (down, microcefalia, ecc.), perinatali (incompatibilità del gruppo sanguigno materno/fetale, ecc.), o acquisite (meningiti, encefaliti, tumori ecc.); la frenastenia, o l’oligofrenia (difetti permanenti dell’intelligenza).
    [8] Parziale o totale assenza della vista sino a meno di un ventesimo con eventuale correzione.
    [9] Incapacità o grave difficoltà nell’esprimersi tramite il linguaggio.
    [10] Parziale o completa mancanza della capacità di udito anche se corretta con apparecchi acustici.

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    Psicologia sociale per Operatore socio sanitario (oss) | Elementi di Psicologia

    LA PSICOLOGIA SOCIALE
    L'ambito di studio della P.S. (scienza nata agli inizi di questo secolo) è il comportamento dell'individuo in rapporto alla società in cui vive. La psicologia generale, invece, studia il comportamento dell'individuo in sé. Un qualunque trattato di P.S. prevede argomenti di questo tipo:
    l'influenza sociale sui processi cognitivi,
    la comunicazione sociale,
    i fenomeni di massa,
    l'opinione pubblica,
    il sistema sociale ecc. Sono due le modalità d'indagine fondamentali:
    1) Sperimentale: il ricercatore crea in laboratorio una situazione particolare, che simula la realtà, all'interno della quale fa agire un gruppo di soggetti, il cui comportamento si modificherà al variare delle circostanze, secondo un programma prestabilito. Le variabili accidentali che non si vuole interferiscano con la situazione sperimentale particolare, vengono ridotte al minimo. Naturalmente è difficile trovare una netta corrispondenza dei risultati ottenuti con quelli che si possono desumere dalla vita quotidiana.
    2) Non-sperimentale: si riferisce ai fatti che accadono spontaneamente nella vita quotidiana ("ricerca sul campo"). Si avvale dell'osservazione diretta o della tecnica delle interviste (colloqui, questionari, sondaggi, ecc.).
    E' difficile, in questo caso, utilizzare tecniche di misurazione, perché è quasi impossibile isolare un singolo aspetto dal contesto globale.

    SOCIOMETRIA
    Lo studio quantitativo degli aspetti psicologici riguardanti le reazioni sociali si chiama "sociometria". Il primo test sociometrico fu quello ideato dallo psicologo americano J.M. Moreno nel 1953. Esso venne applicato per misurare quantitativamente la struttura e l'organizzazione dei gruppi sociali, soprattutto per analizzare gli indici di preferenza di singoli individui nei confronti di altri individui di un medesimo gruppo. Lo si può ad esempio applicare a una classe scolastica, chiedendo ad ogni studente di esprimere la propria preferenza (una o due al massimo) circa la scelta del compagno di banco. Ma questi test possono anche essere usati per stimare il rendimento degli impiegati di un'azienda (sempre in relazione alla composizione di un gruppo di lavoro), oppure per verificare il morale di un gruppo sportivo o di lavoro.

    MOTIVAZIONE DEL COMPORTAMENTO SOCIALE
    Le ragioni che spingono gli esseri umani alla vita sociale stanno nella consapevolezza che solo in un contesto sociale si possono realizzare quelle aspirazioni o desideri che la vita individuale di per sé non potrebbe permettere. La tendenza alla realizzazione di mete prefissate viene detta "pulsione". Le pulsioni che costituiscono la motivazione alla vita sociale sono:
    Pulsioni non sociali: cioè istintive, come il bisogno di risorse alimentari, di protezione dalle avversità ambientali, ecc. Queste pulsioni possono portare alla vita sociale (vedi ad es. le comunità tribali
    primitive), ma non stanno di per sé ad indicare una motivazione volontaria alla socialità.
    Dipendenza: la pulsione alla dipendenza ha origini nel rapporto di sottomissione dei figli rispetto ai genitori e di premura di quest'ultimi nei riguardi dei figli, soprattutto nei primi anni di vita. C'è dipendenza nei confronti di individui ritenuti, per qualche loro prerogativa, superiori. Questo bisogno decresce dall'infanzia all'adolescenza, ma può riemergere negli adulti in circostanze nuove, imprevedibili o stressanti (malattie, morte di una persona cara, perdita di un bene, delusione ecc.). Il comportamento opposto è quello "dominante", che può manifestarsi anche nella stessa persona "dipendente", la quale lo assume nei confronti di persone che ritiene inferiori a sé.
    Affiliazione: s'intende il bisogno di avere rapporti molto amichevoli con i propri simili. I bambini passano gradualmente da un comportamento di dipendenza a uno di affiliazione quando scoprono di avere interessi comuni con i coetanei e sperimentano che stare con loro è altrettanto significativo che stare con i propri genitori, se non di più.
    Dominanza: s'intende il bisogno di potere, di controllo sugli altri individui, di essere ammirato. Queste persone vogliono imporre le loro opinioni o comunque vogliono influenzare quelle altrui, impegnando tutte le loro forze per raggiungere delle posizioni autorevoli. I bambini che hanno genitori dominanti acquisiscono facilmente questo atteggiamento, che poi mantengono pressoché inalterato. Ma se il genitore è eccessivamente dominante può indurre un forte atteggiamento di dipendenza.
    Sessualità: pulsione paragonabile a quella di affiliazione, ma è diretta verso individui di sesso opposto. Se ne differenzia per lo stato di eccitazione e gratificazione più intensi e di più breve durata. Inoltre la pulsione è limitata al periodo biologico della maturità sessuale. Nelle società animali il comportamento sessuale è vincolato ad esigenze di ordine biologico: ad es. animali di specie diverse o della stessa specie ma di rango diverso solitamente non si accoppiano; la prestanza fisica del maschio spesso riveste grande importanza nella scelta del partner; l'accoppiamento avviene solo durante periodi particolari nella vita delle femmine. Nelle società umane la sessualità è determinata da fattori molto più complessi: educazione, ideologie, moralità, abitudini, norme sociali, ecc.
    Aggressività: apparentemente può essere ritenuto un comportamento asociale, in realtà esso è il frutto di un condizionamento sociale specifico. Se nei bambini tale comportamento viene incoraggiato dai genitori, esso perdurerà anche da adulti. Oppure esso può sorgere in quei bambini che hanno ricevuto un'educazione repressiva o che abbiano subìto molte punizioni fisiche. Può sorgere anche come reazione ad una situazione frustrante di lunga durata, ma non è obbligatorio, poiché la frustrazione può anche indurre a un comportamento ossequiente, a un atteggiamento collaborante.
    Autostima e identità: s'intende il bisogno di una valutazione positiva della propria personalità da parte degli altri. L'origine di ciò va ricercata nel fatto che il bambino è portato ad accettare i giudizi dei genitori, sicché da adulto tenderà a ricercare o riprodurre situazioni che lo portino ad acquisire valutazioni analoghe a quelle fornitegli dai genitori.
    Legata all'autostima è la pulsione della coerenza interna, ossia la definizione di un'immagine di sé coerente con le esperienze già vissute, o comunque legata ad esse. E' questo che permette alla persona di ritenersi, nel contempo, uguale e diversa dagli altri. L'individuo deve cercare di fornire un'immagine di sé che sia proponibile a accettabile. Cosa che non avviene quando cerca d'imporla con intransigente fermezza o quando non tiene conto delle proposte altrui.


    GLI ATTEGGIAMENTI
    I) Per atteggiamento s'intende un modo di porsi, una tendenza a reagire o un comportamento. L'atteggiamento è una costante tipica e rappresentativa dei sentimenti e delle reazioni di un individuo. E' possibile individuare nell'atteggiamento tre componenti essenziali: affettiva, cognitiva, comportamentale. Nel linguaggio comune si usano come sinonimi di "atteggiamento" le credenze e le opinioni.

    II) Le credenze. Sono costituite dalle informazioni che riceviamo su determinate idee, azioni, oggetti, eventi..., prescindendo dal fatto che tali informazioni abbiano un fondamento di verità o meno. Sono piuttosto "intense" e permanenti, tali da influenzare i più vasti aspetti del comportamento. Dipendono più da fattori sociali che non da esperienze strettamente individuali. Non è documentabile una loro origine biologica (genetica).

    III) Le opinioni. Sono credenze meno persistenti nel tempo. Influenzano in modo meno determinante il comportamento. Interessano un'area di comportamento più limitata. Dipendono in misura relativamente minore dai fattori sociali rispetto alle esperienze strettamente personali. Mentre la credenza è, in genere, molto diffusa e condivisa socialmente, l'opinione è -al limite- un fatto personale, pur avendo origine sociale.

    IV) Gli atteggiamenti possono essere positivi (a favore di) o negativi (a sfavore di). P.es. un individuo nei confronti di un partito politico che egli rifiuta. La componente affettiva dell'atteggiamento è costituita dai sentimenti di ostilità (ch'egli ad es. manifesta quando si trova a discutere con un seguace di quel partito, o quando si irrita alla semplice vista di un giornale che sia espressione di quel partito). La componente cognitiva dell'atteggiamento è costituita dai pensieri, convinzioni o idee ch'egli ha nei confronti di quel partito, ed è dettata da ciò ch'egli ritiene e afferma di conoscere (ad es. per lui i politici di quel partito sono disonesti, arrivisti...). La componente comportamentale dell'atteggiamento è costituita dalle predisposizioni ad agire che l'individuo ha nei confronti di quel partito (ad es. facendo una propaganda negativa o denigrando apertamente quel partito, o leggendo solo articoli di oppositori politici...).

    V) Gli atteggiamenti sono importanti perché viviamo in un mondo che ci stimola di continuo, mediante una vasta gamma d'informazioni, per cui è necessario disporre
    di un sistema di classificazione delle informazioni che consenta di "ridurre" ad un numero relativamente piccolo di categorie l'infinita varietà di stimoli che riceviamo. Gli atteggiamenti filtrano e selezionano le informazioni nuove, permettendoci inoltre di fare delle analogie tra queste informazioni e quelle già acquisite (ad es. il considerare un'informazione nuova come sostanzialmente identica ad una già posseduta ci facilita l'esistenza. Il vantaggio che ne deriva può essere tale da indurci a considerare identici due eventi che non lo sono affatto).

    VI) Mediante gli atteggiamenti possiamo accattivarci la stima-simpatia del prossimo (o la sua antipatia); oppure cerchiamo di ottenere gli scopi che ci siamo prefissi. Sul piano personale, gli atteggiamenti possono servire da alibi (o difesa) nei conflitti interiori (p.es. quando abbiamo difficoltà ad affermarci in una determinata situazione-prestazione, spesso incolpiamo la società, l'ambiente lavorativo, le compagnie..., allontanando così le nostre responsabilità e allontanando i dubbi sulle nostre capacità).

    VII) La misura degli atteggiamenti. Gli psicologi sociali sperimentali hanno ideato dei sistemi di misurazione degli atteggiamenti, mediante degli strumenti chiamati scale. Si tratta di metodi piuttosto complessi che si avvalgono delle tecniche statistiche. La Scala della Distanza Sociale ideata da Bogardus nel 1925 consisteva nel chiedere alla gente come si comporterebbe in determinate circostanze, proponendo una serie di domande accuratamente definite e standardizzate. P. es. questo metodo è stato applicato per sondare l'atteggiamento di un campione statistico di individui nei confronti di individui appartenenti a una razza diversa.

    VIII) Gli atteggiamenti sociali. Si riferiscono al modo in cui la società è gestita e organizzata. Lo studio di questi atteggiamenti riguarda due temi fondamentali:
    1) Il pregiudizio. È presente in tutte le società. Di solito s'instaura nei confronti di altri gruppi etnici o sociali; oppure, all'interno di una stessa società, da parte di un gruppo, di una classe... verso un altro gruppo o classe sociale. Esso emerge gradualmente a partire dai primi contatti sociali che ogni individuo sperimenta. E' strettamente dipendente dall'educazione ricevuta, dalla fede religiosa, dallo stato socio-economico, dal contesto culturale di appartenenza, dall'ideologia dominante nel proprio ambiente.
    Anche il pregiudizio ha un contenuto percettivo, cognitivo, emotivo e comportamentale, ed è persistente nel tempo. È radicato nella personalità e può influenzare un'area più o meno vasta di comportamenti con intensità particolarmente forte. Dipende in misura maggiore da fattori sociali che da esperienze strettamente individuali. È stato dimostrato che coloro che hanno pregiudizi in un determinato campo, possono manifestarli anche in altri campi (ad es. chi ha pregiudizi nei confronti degli ebrei è facile che ne abbia anche nei confronti di altri gruppi etnici diversi dal proprio).
    2) Lo stereotipo sociale. Noi riceviamo spesso soltanto informazioni limitate circa la categoria sociale cui appartengono le persone con cui siamo in rapporto. L'idea che ci facciamo di queste persone è quindi legata agli attributi assegnati dalla società alla categoria o classe sociale di appartenenza. L'assegnazione di attributi viene denominata stereotipizzazione. Tali attributi possono essere modelli comportamentali specifici, fattori fisici, oppure legati all'appartenenza a gruppi particolari (ad es. religiosi). Se una persona appartenente a un gruppo viene percepita come avente tutti gli attributi propri di quel gruppo, risulta definita con uno stereotipo. P. es. giudichiamo con uno stereotipo quando pensiamo che tutte le donne nubili di una certa età siano delle zitelle inacidite, piene di manie e poco cordiali.
    Spesso gli stereotipi sono coscientemente ritenuti in parte falsi o imprecisi, in quanto rappresentano solo in minima misura le caratteristiche dell'individuo stereotipizzato. Se nel giudicare un individuo si tiene conto degli attributi della categoria di appartenenza ma si riconosce, nel contempo, anche l'esistenza di caratteristiche individuali, lo stereotipo non agisce in misura determinante. Gli stereotipi possono essere costituiti o rappresentati da attributi sia negativi che positivi.

    IX) Mutamento dell'atteggiamento. Gli atteggiamenti possono mutare in seguito a nuove esperienze e nuove informazioni. Il mutamento può essere volontario o involontario, temporaneo o permanente, portare a un atteggiamento più favorevole o più sfavorevole o più neutrale. Kelman, con la sua Teoria dei tre processi (1961), ha affermato che il mutamento può intervenire in seguito all'intervento di tre differenti processi di interazione sociale: l'accondiscendenza, l'identificazione e l'interiorizzazione.
    1) L'accondiscendenza. Può portare al mutamento nel caso in cui un individuo si lasci influenzare da un altro a da un gruppo, in quanto così egli pensa di essere meglio approvato-accettato. Tale cambiamento s'instaura solo a livello apparente e solo in presenza di chi influenza. Spesso l'accondiscendenza interviene quando la situazione comporta l'erogazione di un premio o di una punizione da parte del soggetto che influenza.
    2) L'identificazione. Si manifesta nel caso in cui un individuo adotta gli atteggiamenti di un altro individuo-gruppo, in quanto così egli raggiunge un'interazione soddisfacente con chi lo influenza. In questo caso l'individuo influenzato crede effettivamente a questo modo di agire che gli conferisce una certa identità.
    3) L'interiorizzazione. Si manifesta nel caso in cui un individuo accetta di essere influenzato da un altro individuo-gruppo, in quanto il comportamento a cui è spinto non contrasta sensibilmente col suo sistema di valori, anzi risulta essere coerente con questo.

    X) Va detto tuttavia che ogni individuo spesso oppone una tenace resistenza alla modificazione dell'atteggiamento, sia perché è incapace di ricevere certe nuove informazioni, sia perché il mantenere inalterati gli atteggiamenti già posseduti gli consente di disporre di una difesa nei confronti di stimoli che giudica disturbanti, in quanto esigono una revisione della propria immagine di sé o del proprio modo di vedere le cose.

    XI) I meccanismi mediante i quali si mantiene inalterato il proprio equilibrio sono tre: negazione, rafforzamento e differenziazione. Per esempio un fumatore accanito, avvisato dello stretto rapporto fumo/cancro, nega che esista un rapporto così stretto di causa/effetto; afferma che fumare procura una soddisfazione superiore al timore dei danni che può provocare (rafforzamento emotivo); considera che se si mette a fumare sigarette leggere, con filtro, solo dopo aver mangiato, ecc. potrà conservare inalterato il comportamento (differenziazione).

    XII) I nostri atteggiamenti infine possono cambiare più facilmente e in modo consistente nel caso in cui la comunicazione ci giunga da una fonte d'informazione per noi credibile (il che dipende dal prestigio e dalle garanzie dell'emittente). Oppure nel caso in cui la comunicazione in sé abbia determinate caratteristiche: semplicità o complessità, comprensibilità, emotività, ecc. è stato dimostrato che è soprattutto la connotazione emotiva ad avere un peso determinante circa l'efficacia del messaggio. Infine vanno considerate le caratteristiche della persona che riceve un messaggio (ricevente). Alcuni individui subiscono la pressione dei messaggi che ricevono in misura maggiore rispetto ad altri (ad es. si potrebbe verificare se le persone poco colte sono più influenzabili di quelle istruite, se gli atteggiamenti estremistici subiscono mutamenti meno rilevanti degli atteggiamenti moderati, ecc.).
    I) Il sistema sociale e il concetto di "ruolo". Il "sistema sociale" indica una società costituita da un insieme più o meno numeroso di componenti, ognuno dei quali, essendo in interazione con l'altro, secondo norme pattuite più o meno definite o
    vincolanti, svolge (occupa) un determinato ruolo. La società è un sistema in quanto è un insieme integrato di ruoli differenziati. Cioè i componenti di un sistema sociale non svolgono tutti le stesse funzioni, anzi svolgono compiti diversi in diverse situazioni e con competenze specifiche.
    II) Un sistema sociale di solito non è perfettamente omogeneo o simmetrico, nel senso che tra i soggetti che occupano ruoli diversi, spesso vi sono rapporti unilaterali o di dipendenza non perfettamente equilibrata (asimmetria). Il potere che i diversi individui possiedono in termini di ampiezza e autonomia del campo d'azione, e in termini di capacità di determinare il comportamento altrui, non è distribuito e posseduto in eguale misura, in quanto il sistema sociale è a struttura gerarchica.
    III) Il termine "ruolo" è appunto una stima del potere relativo che un individuo possiede nei confronti degli altri membri del sistema di appartenenza: esso può essere "misurato" ricorrendo ad una sua collocazione su una scala di ordinamento gerarchico.
    IV) Ogni sistema sociale è definito anche dalle "norme" (modelli pattuiti di comportamento) che regolano le relazioni reciproche tra gli individui. Un sistema sociale può essere descritto come la storia delle norme che regolano le relazioni sociali tra i suoi componenti.
    V) I modelli o le norme di azione sociale hanno anche una valenza anticipatoria, nel senso che valgono a definire quanto ogni individuo può aspettarsi dal comportamento altrui. In tal senso si può dire che un ruolo è costituito dall'insieme delle aspettative che il sistema sociale ha elaborato per delineare un ambito di competenza o un campo di azione sociale, escludendo altre competenze che sono attributo di altri ruoli. In sintesi: La normativa sociale ha un valore di prescrizione (indica ciò che un individuo può e deve fare) e un valore di anticipazione (selezione di ciò che gli altri si aspettano da un individuo del sistema).
    VI) Il comportamento del gruppo. Per "gruppo" s'intende un insieme organizzato di persone che s'influenzano reciprocamente per uno scopo per definito (p.es. la famiglia, un gruppo di lavoro o scolastico...). L'esistenza del gruppo è importante sia per il prestigio e il comando da parte di alcuni, sia per l'influenza reciprocamente stimolante che al suo interno si verifica.
    Il leader di un gruppo può emergere in seguito alle circostanze più varie: comune a tutti i gruppi è il fatto che la formazione del leader implica la formazione di una gerarchia. Il leader può svolgere ruoli molti diversi: politico, esperto, rappresentante del gruppo per i rapporti con l'esterno, supervisore dei rapporti interni al gruppo, dispensatore di premi e punizioni, mediatore, modello, figura paterna, pianificatore, stratega, consigliere e, quando le cose vanno male, capro espiatorio. L'importanza di queste funzioni varia al variare della natura del gruppo.
    Il gruppo non sfugge al pericolo del conformismo, che è la tendenza a lasciarsi influenzare acriticamente dalle pressioni-decisioni normative del gruppo. In particolare si è dimostrato che:
    più sono unanimi i giudizi all'interno del gruppo (specie se il gruppo è molto vasto) e maggiore è il grado di conformismo del singolo individuo;
    il conformismo è tanto più accentuato quanto più gli stimoli sono ambigui e poco chiari;
    il conformismo tende ad aumentare quando gli individui preferiscono accontentarsi di una convergenza su tematiche tradizionali, piuttosto che chiarire la divergenza su nuove tematiche;
    naturalmente ci sono individui che tendono ad essere conformisti al massimo e in qualunque circostanza, mentre altri si dimostrano sempre indipendenti;
    il continuo desiderio di essere anti-conformisti è facilmente segno di una incapacità a socializzare.
    VII) I rapporti sociali (siano essi presenti o assenti) determinano, in prima e ultima istanza, la formazione della personalità (l'assenza di tali rapporti porta a costruire una personalità disadattata). Essi possono supplire alla carenza di certi rapporti familiari. Obbligano ad esaminare e a tener conto delle prospettive altrui. Favoriscono una più ampia dialettica interiore e quindi favoriscono lo sviluppo dell'intelligenza. Sono il mezzo migliore per raggiungere una più piena autonomia in campo morale, che è il presupposto per compiere scelte mature e responsabili.

    CONOSCENZE DI INTERGRUPPO
    Stereotipi, distanza sociale e pregiudizi sono classificati dalla psicologia sociale come conoscenze di intergruppo ovvero come conoscenze della realtà sociale particolari perché hanno per oggetto gruppi sociali (gli albanesi, i negri, gli slavi, i marocchini,...), tendono ad essere largamente condivise e sono legate al fatto che le persone fanno parte di gruppi e sono coinvolte in relazioni di intergruppo.
    In questo caso, occorre precisare, la nozione di gruppo va intesa in senso molto ampio.
    I tre comportamenti differiscono comunque tra loro:
    lo stereotipo è prevalentemente cognitivo (ovvero ci dice quale concezione le persone hanno di un altro gruppo e/o del proprio);
    la distanza sociale è volitiva o conativa (ci manifesta come la gente appartenente ad un gruppo intende comportarsi nei confronti di un altro gruppo);
    il pregiudizio - che è più propriamente un atteggiamento - è sostanzialmente affettivo.
    Non si tratta tuttavia di tre componenti di un’unica conoscenza di intergruppo bensì di tre distinti tipi di conoscenza con struttura interna e funzioni differenti. In letteratura, comunque, si ritrovano studi soprattutto sul pregiudizio, a causa, come è logico, di fenomeni significativi come l’antisemitismo ed il razzismo.


    PREGIUDIZIO
    Il pregiudizio è un atteggiamento di intergruppo particolarmente studiato dalle scienze sociali.
    In psicologia si intende per pregiudizio l’opinione preconcetta concepita non per conoscenza diretta di un fatto, di una persona o di un gruppo sociale, quanto piuttosto in base alle opinioni comuni o alle voci. G.W. Allport sostiene che un concetto errato (che è sempre possibile) si trasforma in pregiudizio quanto rimane irreversibile anche di fronte a nuovi dati conoscitivi.
    L’irreversibilità è facilmente constatabile nella logica della "eccezione". Se riteniamo, pregiudizialmente, che ad un dato gruppo di persone ben si attagli l’etichetta di "ladri" (per esempio i rom), ben difficilmente cambieremo opinione di fronte a persone che in tutta evidenza si comportano in modo difforme dal nostro pregiudizio.
    E se proprio non riusciamo a reggere la dissonanza cognitiva generata da un comportamento impensato (ad esempio un ragazzo rom che ci insegue per restituirci il portafoglio perso o la borsa dimenticata) possiamo fare appunto ricorso alla logica dell’eccezione. Che, al solito, conferma la regola: i nomadi sono ladruncoli e ciò che mi è accaduto è una eccezione che conferma l’assunto di fondo.
    Nel linguaggio della psicologia sociale, quando si parla di pregiudizi ci si riferisce a un tipo particolare di atteggiamenti. Propriamente, sono atteggiamenti intergruppo, cioè posizioni di favore o sfavore che hanno per oggetto un gruppo,si formano nelle relazioni intergruppo e risultano largamente condivise. In psicologia sociale ci si è interessati soprattutto dei pregiudizi negativi; ma esistono anche positivi e neutrali. Il pregiudizio ha basi psicologiche perché è un pensiero che si basa sulle paure e le fobie del singolo individuo. Ad esempio, un pregiudizio può portare al razzismo, perché si ha paura dell'altro, dell'altra cultura, specie quando la si conosce poco. Dunque l'ignoranza porta al pregiudizio.

    Un pregiudizio è generalmente basato su una predilezione immotivata per un particolare punto di vista o una particolare ideologia. Un tale pregiudizio può ad esempio condurre ad accettare o rifiutare la verità di una dichiarazione non in base alla forza degli argomenti a supporto della dichiarazione stessa, ma in base alla corrispondenza alle proprie idee preconcette.
    Ciò non significa che sia necessario, prima di affrontare qualsiasi questione, liberarsi da ogni pregiudizio, ma solo che di ogni proprio pregiudizio vada assunta piena consapevolezza, al fine di relativizzarne il peso e di abbandonare ogni insostenibile pretesa di verità a priori. Solo così è possibile instaurare un dialogo tra religioni diverse nel quale gli interlocutori non debbano rinunciare alle proprie più genuine e marcate posizioni: i punti di incontro non vanno trovati a scapito delle irrinunciabili e manifeste incompatibilità, e tuttavia il dialogo è possibile proprio perché nessuno crede che la propria verità renda menzogna quella dell’altro.

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